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Secondo loro stanno tutelando i lavoratori. Invece, secondo le regole della comunicazione, stanno supportando i negazionisti, stanno sputando sopra tutti i morti di COVID-19 e stanno allungando i tempi della pandemia.

 

La responsabilità sociale d’impresa, ma ormai direi anche social, si misura dai gesti e se voleva essere un messaggio di “libertà individuale” e “tutela dei lavoratori” quello che è arrivato è una scappatoia ulteriore per i #nomask poi diventati #novax e ora tramutati in #nogreenpass.

 

Oggi i brand collaborano con gli utenti per creare relazioni significative, si mostrano per quello che sono attraverso i fatti.
Ma quando le aziende non comprendono il contesto temporale in cui operano, quando i brand non si allineano ai bisogni umani e non intendo bisogni materiali, ma emotivi e sociali, allora si compiono scelte, magari anche apparentemente virtuose come questa, ma sbagliate a livello di responsabilità sociale.

 

Su 2700 dipendenti, sicuramente il 26,1 % ( popolazione non vaccinata in Italia dati provenienti da CDCP) sarà contento, si sentirà anche furbo e tutelato e non si vaccinerà neanche stavolta.
E tutti gli altri dipendenti vaccinati cosa penseranno? E i clienti? Saranno tutti vegani Novax?

 

Io conoscevo NaturaSì come un’azienda che si prende tanta cura del cibo che vende, ora pure come un’azienda che non si prende cura di chi il cibo poi lo mangia.

 

Finché lo stato equipara vaccino e tampone è più che legittimo poter utilizzare entrambe le soluzioni, ma questa scelta aiuta davvero i lavoratori o finge di aiutarli per tutelare gli interessi aziendali e non avere assenze dal 15 ottobre?

#NaturaNo

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