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Quando la pubblicità social è totalmente distaccata dal sentimento comune, quando le aziende non comprendono il contesto temporale in cui operano, quando i brand non si allineano ai bisogni umani e non intendo bisogni materiali, ma emotivi e sociali, si producono locandine di questo tipo.

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“Alla base di ogni strategia di marketing c’è il brand. Ma i brand, con tutto il loro bagaglio di valori e con il loro carattere ben definito, una volta approdati sui social network, non appartengono più all’azienda che li ha creati e li ha fatti crescere. Diventano di tutti. Sui social vige l’anarchia.

Le persone, gli utenti (che poi forse diventeranno clienti) credono davvero che i loro commenti, le loro recensioni e i loro like possano influenzare la reazione e l’atteggiamento di un brand nei confronti di un qualsiasi tema d’interesse pubblico.
E hanno ragione.

Le aziende che non si allineano con le opinioni dei clienti o che non si schierano, che non sposano mai una causa che gli sta a cuore, le aziende che non si mostrano trasparenti, non riusciranno mai a creare delle relazioni online con gli utenti.

I brand, come ho già avuto modo di dire, devono diventare delle persone e le persone hanno uno stile, un carattere, un tono di voce, hanno delle opinioni.

Nessuno vuole parlare con dei loghi senza cuore.”

Tratto dal mio primo libro e forse ultimo vista la situazione, che uscirà se virus vuole il 1 aprile: TAFFO – Ironia della morte.

E no, non è uno scherzo.

 

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